ChatGPT introduce una filigrana invisibile nei testi: cosa cambia in Europa


Un testo scritto con ChatGPT potrà contenere una traccia invisibile della sua origine. OpenAI ha annunciato il 5 ottobre 2026 l’introduzione del watermark nei testi per gli utenti dell’Unione europea.L’attivazione avverrà nelle prossime settimane, sugli output supportati di ChatGPT e Codex, in tutti i piani. Per le API, usate dagli sviluppatori per integrare l’AI nelle applicazioni, la funzione è facoltativa: disponibile dal 5 ottobre su modelli selezionati, resta disattivata di default.

Come funziona la filigrana di ChatGPT

Il sistema si chiama textGrain e interviene mentre il modello scrive.

ChatGPT genera il testo scegliendo, un passaggio alla volta, parole o parti di parole chiamate token. Per ogni passaggio esistono diverse possibilità, ciascuna con una certa probabilità di essere scelta.

textGrain modifica questo processo attraverso una chiave segreta. Le scelte, considerate lungo un intero brano, producono un segnale statistico che un rilevatore con la stessa chiave può cercare.

Per immaginare il principio, pensa a tante piccole scelte tra formulazioni plausibili: una singola parola dice poco, ma la loro combinazione può lasciare una traccia riconoscibile.

Non vengono aggiunti caratteri nascosti, spazi invisibili o simboli speciali. Il segnale è nelle scelte delle parole: cercare caratteri strani da cancellare non lo elimina. Secondo i test di OpenAI, il watermark non comporta differenze significative nelle prestazioni del modello.

Perché arriva in Europa

La novità risponde all’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. L’articolo 50 prevede che i fornitori rendano i contenuti generati riconoscibili dalle macchine, tenendo conto dei limiti tecnici.

Questo obbligo va distinto dalle regole per chi pubblica. Per i testi generati o manipolati dall’AI che informano il pubblico su questioni di interesse pubblico, sono previsti obblighi di dichiarazione, con un’eccezione quando il contenuto è sottoposto a revisione umana e a responsabilità editoriale.

La filigrana e una dichiarazione visibile al lettore svolgono quindi funzioni diverse. Chi gestisce un sito deve valutare il proprio processo editoriale: il watermark, da solo, non risolve questa valutazione.

Quanto è affidabile? I numeri dei test

In un test su brani in inglese di 400 token, la sostituzione di parole con sinonimi ha ridotto il riconoscimento:

Modifiche al testo Watermark rilevati
Nessuna sostituzione Circa 92%
10% delle parole sostituite 66%
25% delle parole sostituite 17%

Sono risultati sperimentali, non percentuali garantite per qualsiasi testo italiano. Il rilevatore può sia segnalare filigrane inesistenti sia non riconoscere quelle presenti.

Anche i brani brevi, il codice e le risposte matematiche sono più difficili da verificare: offrono meno materiale o meno libertà nella formulazione.

Si può già controllare un testo?

Al lancio, il rilevatore testuale non è aperto al pubblico. L’accesso è riservato a organizzazioni di ricerca e altri soggetti approvati.

Va distinto dai comuni detector AI: questi cercano indizi nel testo dopo la scrittura; il rilevatore di textGrain cerca un segnale inserito durante la generazione.

Per esempio, sottoporre un articolo a un servizio che stima la probabilità di scrittura AI non equivale a verificare la nuova filigrana di OpenAI.

Cosa cambia per chi scrive e pubblica

Un watermark non misura quanto lavoro umano contiene un testo e non ne certifica verità, proprietà o responsabilità. Può indicare che un modello OpenAI ha generato o elaborato il contenuto.

Inoltre, non permette di risalire all’utente, al suo account o alla conversazione. L’assenza di un segnale rilevato non dimostra che il testo sia umano.

Per un autore, la distinzione è concreta: ideare un articolo, verificarne le fonti e usare ChatGPT per rivedere alcune frasi sono attività diverse dal delegare l’intera scrittura. Un esito del detector non ricostruisce questi passaggi.

La nuova filigrana aggiunge un indizio sull’origine del testo. La qualità di un articolo continuerà a dipendere da ciò che afferma, dalle fonti e dalle scelte di chi lo pubblica.

Fonti

  1. OpenAI — Our approach to EU text provenance rules
  2. Rapporto tecnico di textGrain
  3. OpenAI Help Center — Provenance signals in OpenAI-generated content
  4. Commissione europea — Code of Practice on Transparency of AI-generated Content

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