ChatGPT: gli errori più comuni che peggiorano le risposte (e come evitarli)

ChatGPT può far risparmiare tempo, ma alcuni errori nel modo di utilizzarlo producono risposte generiche, informazioni sbagliate e lavoro aggiuntivo.

Gli errori più frequenti riguardano quattro aspetti: aspettative, prompt, sicurezza e abitudini quotidiane. Vediamo quali sono e, soprattutto, come evitarli.

1. Aspettarsi che ChatGPT capisca tutto da solo

Uno degli errori più comuni è dare istruzioni vaghe e aspettarsi risultati precisi.

Se scriviamo «Preparami una presentazione sul marketing», ChatGPT non conosce il pubblico, lo scopo della presentazione o il livello di approfondimento desiderato. Il risultato rischia di essere generico.

Una richiesta più efficace sarebbe:

«Prepara una presentazione di 8 slide sul marketing digitale per piccoli imprenditori. Spiega SEO, pubblicità online e social media con esempi pratici. Usa un linguaggio semplice e dedica l’ultima slide ai tre errori più frequenti.»

Altri errori legati alle aspettative sono:

  • Accettare le risposte senza verificarle. ChatGPT può inventare informazioni, citare fonti inesistenti o commettere errori nei calcoli. Numeri, riferimenti e affermazioni importanti vanno controllati.
  • Usarlo soltanto come fonte di informazioni. Può essere più utile come collaboratore per confrontare idee, individuare problemi e valutare alternative.
  • Chiedere troppe cose contemporaneamente. Per compiti complessi conviene lavorare per fasi: prima la struttura, poi il contenuto, infine la revisione.
  • Non specificare pubblico e tono. Una spiegazione destinata a uno studente deve essere diversa da quella per un professionista.
  • Attribuire ogni risultato insoddisfacente all’AI. Spesso modificare le istruzioni o fornire informazioni mancanti migliora sensibilmente la risposta.

La regola è semplice: più ChatGPT conosce l’obiettivo e il contesto, meno deve fare supposizioni.

2. Scrivere prompt poco efficaci

Il prompt è l’istruzione che diamo all’intelligenza artificiale. Non deve necessariamente essere lungo, ma deve contenere le informazioni necessarie per svolgere il compito.

Sette errori ricorrenti riguardano proprio la formulazione delle richieste: non indicare una prospettiva, descrivere male il compito, omettere il contesto, non specificare il formato, non fornire esempi, scrivere istruzioni troppo brevi e non correggere i risultati.

Come costruire un prompt migliore

Un metodo pratico consiste nell’includere cinque elementi:

Ruolo: da quale prospettiva deve affrontare il problema? Per esempio, quella di un insegnante o di un editor.

Compito: che cosa deve fare esattamente? Riassumere, confrontare, spiegare, correggere o analizzare?

Contesto: per chi è destinato il risultato e quali informazioni deve utilizzare?

Formato: serve una tabella, una spiegazione breve, una guida oppure un elenco?

Vincoli: quali limiti deve rispettare? Lunghezza, tono, argomenti da escludere o necessità di segnalare dati mancanti?

Ecco un esempio completo:

Agisci come un insegnante di inglese. Voglio migliorare la conversazione per viaggiare. Ho un livello A2. Simula un dialogo al ristorante, facendo una domanda alla volta. Aspetta la mia risposta, correggi gli errori più importanti e spiegami brevemente le correzioni in italiano.

Non è obbligatorio utilizzare tutti e cinque gli elementi ogni volta. Per una domanda semplice può bastare una frase. Le istruzioni dettagliate diventano utili soprattutto quando il risultato deve rispettare requisiti precisi.

Non fermarsi alla prima risposta

Un altro errore è ricominciare da zero quando il risultato non convince.

Spesso basta scrivere:

«La spiegazione è troppo tecnica. Riscrivila per una persona senza conoscenze informatiche e aggiungi un esempio concreto.»

Oppure:

«Controlla la risposta precedente. Individua eventuali informazioni non verificate e separale dai fatti accertati.»

La seconda richiesta non garantisce che ChatGPT individui tutti i propri errori. Per le informazioni importanti rimane necessaria una verifica indipendente.

3. Trascurare privacy e sicurezza

Una richiesta formulata bene non è necessariamente una richiesta sicura.

Quattro comportamenti problematici sono: inserire dati riservati, utilizzare informazioni aziendali senza adeguate precauzioni, rinunciare completamente all’AI perché non si conoscono le regole e condividere risultati senza verificarli.

Quali informazioni non inserire?

Prima di caricare documenti o copiare contenuti in ChatGPT, bisogna valutare se contengono informazioni riservate.

Alcuni esempi sono dati personali dei clienti, informazioni sanitarie, contratti confidenziali, password e documenti aziendali non autorizzati alla condivisione.

Quando possibile, è preferibile eliminare i dati identificativi e condividere soltanto le informazioni necessarie. Per un utilizzo professionale occorre inoltre verificare le politiche aziendali e le condizioni di trattamento dei dati del servizio utilizzato.

Un esempio pratico: per chiedere a ChatGPT di migliorare un’email commerciale non serve necessariamente inserire il nome reale del cliente, il suo indirizzo o altre informazioni personali.

Anche condividere una risposta generata dall’AI comporta una responsabilità. Prima di pubblicare un articolo, inviare un documento professionale o utilizzare un’analisi per prendere decisioni, bisogna verificarne il contenuto.

Questo non significa rinunciare all’intelligenza artificiale: significa scegliere quali attività e informazioni affidarle.

4. Usare ChatGPT senza un metodo

Un altro problema riguarda le abitudini quotidiane.

Molte persone utilizzano ChatGPT occasionalmente, ricominciano ogni volta da zero e non conservano le istruzioni che hanno prodotto buoni risultati.

Il problema non è usare ChatGPT poco, ma ripetere inutilmente lo stesso lavoro.

Salvare i prompt che funzionano

Chi svolge attività ricorrenti può preparare modelli riutilizzabili.

Un professionista, per esempio, potrebbe conservarne tre: uno per riassumere documenti, uno per preparare email e uno per analizzare proposte commerciali.

Ogni modello dovrebbe contenere le istruzioni principali, lasciando spazio alle informazioni specifiche del nuovo compito.

In questo modo si riducono le istruzioni ripetitive e diventa più semplice mantenere uno stile coerente.

Non limitarsi alla scrittura

ChatGPT non serve soltanto a produrre testi. Può essere utilizzato anche per:

  • analizzare e confrontare informazioni;
  • spiegare concetti complessi;
  • esercitarsi con una lingua straniera;
  • organizzare attività e progetti;
  • lavorare con tabelle e dati;
  • individuare possibili problemi in un piano.

Le funzionalità disponibili dipendono dagli strumenti e dal piano utilizzato.

Non provare continuamente nuovi strumenti

Un altro errore è passare da un’applicazione AI all’altra senza imparare a usarne bene nessuna.

È spesso più produttivo scegliere uno strumento adatto alle proprie necessità, imparare a utilizzarlo nelle attività ricorrenti e aggiungerne altri soltanto quando offrono un vantaggio concreto.

Non è nemmeno indispensabile avere competenze tecniche avanzate. Per molte attività bastano istruzioni scritte in linguaggio naturale.

Un metodo semplice per ottenere risultati migliori

Questi errori possono essere ricondotti a quattro buone pratiche.

Prima di iniziare, definisci il risultato che vuoi ottenere e fornisci il contesto necessario.

Durante il lavoro, procedi per fasi quando il compito è complesso, correggi le risposte e chiedi modifiche specifiche.

Prima di utilizzare il risultato, verifica informazioni importanti, fonti e dati. Controlla inoltre che non siano state condivise informazioni riservate.

Per le attività ricorrenti, conserva le istruzioni efficaci e costruisci un metodo di lavoro che eviti di ricominciare ogni volta.

Il principio centrale è considerare ChatGPT un assistente, non un sostituto del proprio giudizio. Può aiutare a ragionare, creare e lavorare più velocemente, ma la responsabilità delle decisioni e delle informazioni utilizzate rimane alla persona.

Share this content: