I robot possono già fare il 74% dei lavori fisici. Ma sostituire gli esseri umani è molto più difficile

Una nuova ricerca di Anthropic mostra quanto sono già avanzati i robot nel mondo del lavoro. La sorpresa? Il problema principale non è più soltanto capire se un robot può svolgere un’attività, ma se può farlo in modo affidabile e a un costo conveniente.

Uno dei grandi interrogativi dell’intelligenza artificiale riguarda il futuro del lavoro. Mentre i modelli linguistici stanno automatizzando sempre più attività al computer, resta una domanda: quanto velocemente i robot potranno fare lo stesso nel mondo fisico?

Uno studio pubblicato da Anthropic il 30 settembre 2026, intitolato What work can robots do?, prova a rispondere analizzando migliaia di attività professionali.

Il dato che colpisce: i robot possono già fare il 74% delle attività fisiche

Secondo lo studio, i robot sono oggi tecnicamente in grado di svolgere circa il 74% delle attività fisiche presenti nel lavoro negli Stati Uniti.

Queste attività rappresentano circa il 34% delle ore lavorate complessivamente. Ma c’è una differenza fondamentale: nella maggior parte dei casi il robot riesce a svolgerle soltanto in ambienti controllati o particolarmente organizzati.

74% delle attività fisiche automatizzabili non significa che il 74% dei posti di lavoro possa essere sostituito.

Un lavoro è normalmente composto da molte attività diverse. Un robot può essere bravissimo in una di esse e completamente incapace di svolgerne un’altra.

Quattro livelli per misurare cosa può fare un robot

Anthropic ha classificato le attività fisiche in quattro livelli:

Livello Cosa significa
E0 Il robot non riesce a svolgere l’attività
E1 Può farla in un ambiente costruito appositamente per i robot
E2 Può farla in un ambiente umano strutturato, come un magazzino
E3 Può farla in un ambiente non strutturato, come una strada

Il sistema è importante perché fare una certa attività in una fabbrica perfettamente organizzata è molto diverso dal farla in un ambiente imprevedibile.

Il mondo reale è ancora difficile per i robot

Lo studio evidenzia che circa un quarto delle attività fisiche non può essere svolto dai robot nemmeno in ambienti controllati.

Tra gli esempi ci sono attività che richiedono:

  • precisione delle mani;
  • equilibrio e mobilità;
  • capacità di manipolare oggetti molto diversi tra loro;
  • adattamento a situazioni imprevedibili.

Per esempio, un robot può scavare automaticamente una trincea, ma può avere ancora difficoltà a scavare con precisione attorno a tubi, cavi e condutture interrate.

La situazione cambia molto negli ambienti strutturati. Secondo lo studio, circa il 22% delle attività fisiche può essere svolto dai robot in luoghi di lavoro umani strutturati, come i magazzini. Solo circa il 2% è oggi eseguibile in ambienti completamente non strutturati.

Quali lavori sono più esposti?

L’indice sviluppato da Anthropic considera quanto un robot sia già capace di svolgere le attività di una professione.

Tra le occupazioni con maggiore esposizione troviamo soprattutto lavori legati alla guida e alla movimentazione:

taxisti, operatori di macchinari agricoli, camionisti leggeri, autisti di navette, operatori di camion industriali, operatori di macchine per asfaltatura, addetti alla raccolta dei rifiuti e al riciclaggio.

Nel campione analizzato, 9 delle 10 occupazioni più esposte sono operatori di veicoli. I taxisti hanno il valore più elevato nell’indice, grazie soprattutto alle capacità dei veicoli autonomi.

Anche nei magazzini la robotica è già molto avanzata: robot mobili possono trasportare merci, movimentare pacchi e operare tra le aree di carico e stoccaggio.

Ma allora perché i robot non hanno già sostituito milioni di lavoratori?

Qui arriva la parte più interessante dello studio.

Il problema principale è il costo.

Nonostante la capacità tecnica, oggi i robot risultano economicamente competitivi rispetto al lavoro umano per appena lo 0,3% delle attività analizzate.

In altre parole: un robot può essere capace di fare un lavoro, ma questo non significa che convenga comprarlo.

Lo studio rileva che i prezzi dei robot sono diminuiti storicamente di circa il 3% all’anno. Se questa tendenza continuasse, servirebbero circa 40 anni perché i robot diventassero competitivi per il 10% del lavoro umano considerato nello studio.

Un esempio sorprendente: i lavoratori del packaging

Uno degli esempi più interessanti riguarda gli addetti all’imballaggio.

Anthropic stima che un sistema robotico completo necessario per svolgere le loro attività possa costare oltre 2 milioni di dollari tra acquisto e installazione, ma essere comunque vicino alla convenienza economica rispetto al lavoro umano.

Secondo la stima dello studio, il costo annuale del sistema robotico per sostituire il lavoro di una persona sarebbe circa 45.000 dollari, contro circa 49.000 dollari di compensazione del lavoratore.

È un esempio importante perché mostra dove la robotizzazione potrebbe diventare economicamente interessante prima: attività molto ripetitive, standardizzate e svolte in ambienti controllabili.

Il vero ostacolo potrebbe essere la destrezza

Lo studio identifica quattro grandi ostacoli alla robotizzazione:

  • costo;
  • capacità tecniche;
  • regolamentazione;
  • preferenze umane.

Le capacità dei robot rappresentano un limite per circa il 70% delle attività fisiche analizzate. In particolare, la manipolazione è fondamentale: circa metà delle attività fisiche richiederebbe robot molto più bravi nel toccare, afferrare e manipolare oggetti per poter essere automatizzata su larga scala.

È una delle ragioni per cui un robot umanoide che cammina e parla bene non è necessariamente pronto a fare il lavoro di una persona.

E il lavoro d’ufficio?

Qui la situazione diventa ancora più interessante.

Anthropic confronta robot e LLM, cioè modelli linguistici come Claude.

Secondo l’analisi, circa la metà del lavoro è esposta agli LLM, mentre considerando insieme LLM e robot l’esposizione sale a circa 80%. I robot aggiungono infatti un’intera categoria di lavori fisici che i modelli linguistici non possono svolgere da soli.

Questo significa che la trasformazione del lavoro potrebbe arrivare da due direzioni diverse:

Tecnologia Principali attività interessate
AI software Attività cognitive e digitali
Robot + AI Attività fisiche e movimentazione

La combinazione delle due tecnologie potrebbe quindi avere un impatto molto più ampio della singola tecnologia presa separatamente.

Quali lavori sono più difficili da automatizzare?

Tra le attività che oggi resistono meglio alla combinazione di robot e LLM ci sono quelle che richiedono interazione umana, contatto fisico, capacità manuali delicate e adattamento continuo.

Lo studio cita, per esempio, assistenza alla persona, healthcare support, installazione e riparazione e servizi alla comunità.

Sono lavori nei quali non basta eseguire correttamente una sequenza di movimenti: bisogna capire la situazione, interagire con una persona e reagire a qualcosa di imprevedibile.

E se i robot diventassero molto più economici?

Gli autori hanno simulato anche uno scenario molto più aggressivo.

Nel caso in cui i costi dei robot diminuiscano molto più rapidamente rispetto alle tendenze storiche e i robot imparino nuove attività più velocemente, la metà del lavoro fisico potrebbe diventare economicamente automatizzabile entro il 2050.

Nello stesso scenario, automatizzare il 90% del lavoro fisico richiederebbe comunque altri decenni.

Si tratta però di scenari, non di previsioni certe. Gli autori sottolineano che il futuro dipenderà da costi, capacità tecniche, regolamentazione, preferenze dei consumatori e sviluppo della tecnologia.

La conclusione più interessante

La ricerca di Anthropic porta a una distinzione fondamentale:

“Un robot può fare questo lavoro?” non è la stessa domanda di “Conviene sostituire una persona con un robot?”

Oggi la risposta alla prima domanda è sorprendentemente spesso sì.

La risposta alla seconda, invece, molto più spesso è no.

Il futuro della robotica potrebbe quindi non essere una sostituzione improvvisa di tutti i lavoratori, ma una trasformazione progressiva: prima le attività più semplici e ripetitive, soprattutto in fabbriche, magazzini, trasporti e altri ambienti strutturati; successivamente, con robot più economici e più abili, attività sempre più complesse.

E c’è un ultimo dato interessante: analizzando gli ultimi 50 anni, Anthropic trova che i lavori maggiormente esposti ai robot hanno successivamente registrato maggiori diminuzioni di salari e occupazione. La ricerca sottolinea però che l’impatto futuro resta incerto, perché i robot di domani potrebbero essere molto più capaci di quelli utilizzati oggi.

I numeri da ricordare

Dato Valore
Attività fisiche che i robot possono svolgere in qualche circostanza 74%
Ore lavorate legate a queste attività 34%
Attività oggi economicamente competitive con i robot 0,3%
Calo storico annuo dei prezzi dei robot ~3%
Tempo stimato per arrivare al 10% di lavoro cost-competitive ~40 anni
Lavoro esposto considerando LLM e robot ~80%

Fonte

Anthropic – What work can robots do?
Russell Legate-Yang e Maxim Massenkoff, 30 settembre 2026.


Leggi lo studio originale di Anthropic →

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