Vibe Coding: la nuova frontiera dello sviluppo software

Il 2025 ha portato con sé una parola nuova nel mondo tech: vibe coding.
Un’idea rivoluzionaria che sta cambiando il modo in cui scriviamo software.
Non più codebase infinite, linguaggi da imparare e debug estenuanti: oggi basta descrivere cosa vogliamo e lasciare che l’intelligenza artificiale faccia il resto.

Il termine è stato coniato da Andrej Karpathy – cofondatore di OpenAI ed ex responsabile AI di Tesla – e ha fatto così tanto rumore da finire nei dizionari, fino a diventare il “Word of the Year 2025” per Collins.

Ma cosa significa davvero “vibe coding”? E perché sta dividendo la community degli sviluppatori? Vediamolo.

Cos’è il Vibe Coding

Il vibe coding è un nuovo modo di sviluppare software in cui il programmatore non scrive più il codice, ma lo fa scrivere a un modello di intelligenza artificiale.
L’umano passa da “coder” a regista: descrive obiettivi, funzionalità e risultati attesi usando linguaggio naturale. L’AI genera, modifica e completa tutto il resto.

Karpathy la riassume così: «Dobbiamo lasciarci andare alle vibes, abbracciare l’esponenziale e dimenticare che il codice esiste.»

Il concetto è semplice: meno tempo perso a programmare, più tempo per immaginare e costruire prodotti.

Cosa distingue il vibe coding dal “semplice usare l’AI per programmare”

Qui sta il punto chiave.

Secondo lo sviluppatore Simon Willison, usare un modello come Copilot o Gemini per scrivere qualche riga non è vibe coding.
Lo diventa solo quando:

  • non controlli davvero il codice generato
  • non ti preoccupi di capirlo
  • lavori solo sugli output, non sull’implementazione

È un salto culturale: fiducia nelle macchine, zero attaccamento al codice.

I quattro pilastri del Vibe Coding

1) Revisione minima

Verifichi che l’app funzioni, non come è stata scritta.

2) Iterazione conversazionale

Chiedi modifiche a voce o tramite testo, come se parlassi con un collega.

3) Focus sul risultato, non sul “come”

“Voglio un’app che faccia X e che abbia questo stile.”
Fine. Il resto lo imposta l’AI.

4) Prototipazione super rapida

Perfetto per validare idee senza investire settimane di lavoro.

Come funziona nella pratica

La dinamica è sempre la stessa, ma cambia in base alla complessità del progetto.

Per task piccoli

  • chiedi una funzione (“Fammi un parser CSV con esportazione JSON”)
  • l’AI genera il codice
  • testi
  • correggi lasciando commenti in linguaggio naturale

Un ciclo velocissimo, spesso guidato da tool come Cursor Composer, Gemini Code Assist o GitHub Copilot.

Per interi progetti full-stack

Le migliori piattaforme di Vibe Coding full-stack vanno oltre:

  1. scrivi un prompt iniziale (es. “Creami un’app di prenotazioni per palestre”)
  2. l’AI genera uno scheletro completo: feature, stack tecnologico, stile UI
  3. si affina il progetto attraverso nuove richieste
  4. l’AI produce il prototipo funzionante
  5. continui a iterare modifiche e nuove idee

È sviluppo, ma senza toccare una riga di codice.

Vibe Coding vs programmazione tradizionale

Una tabella per chiarire il cambio di paradigma:

Aspetto Programmazione classica Vibe coding
Scrittura codice Manuale Generata dall’AI
Ruolo dev Architetto + implementatore Direttore + tester
Competenze richieste Conoscenza linguaggi Chiarezza sugli obiettivi
Velocità Lenta e accurata Rapidissima
Debug Manuale Conversazionale
Manutenibilità Alta, se ben scritto Variabile, dipende dall’AI
Accessibilità Limitata Molto più ampia

Vantaggi concreti

1) Prototipi in poche ore

Il “foglio bianco” sparisce.
Un’idea può diventare un’app in una giornata.

2) Accesso a chi non sa programmare

Chiunque sappia descrivere un progetto può crearne una versione funzionante.

3) Boost alla produttività per i developer

Automatizza compiti ripetitivi e noiosi.
Nelle fasi iniziali di un progetto può essere molto più rapido rispetto ai metodi tradizionali.

4) Perfetto per testare idee folli

Spazio creativo immenso: “facciamo un generatore di playlist basato sull’umore?”
Perché no, l’AI lo scrive subito.

Limiti e rischi

Nonostante l’entusiasmo, il vibe coding non è la soluzione a tutto.

1) Non è adatto ai progetti critici

Sicurezza, finanza, medicina, infrastrutture…
Qui serve controllo umano totale.

2) Qualità del codice variabile

Bug, vulnerabilità, ridondanze: senza review, il rischio cresce.

3) Scalabilità incerta

Un progetto nato “a vibes” può diventare difficile da mantenere.

4) Rischi in produzione

Come ricorda GitHub: il vibe coding da solo non basta, serve comunque rigore tecnico.

Perché il vibe coding è importante

Karpathy lo aveva previsto già nel 2023:
«Il nuovo linguaggio di programmazione più richiesto sarà l’inglese.»

Oggi è realtà.
L’AI ha cancellato una delle più grandi barriere dello sviluppo software: saper programmare.

Il vibe coding democratizza il processo creativo:

  • i professionisti accelerano ciò che sanno già fare
  • i principianti entrano nel mondo del software senza anni di studio
  • le aziende validano rapidamente idee e funzioni
  • chiunque può costruire strumenti digitali utili

Ma serve consapevolezza: il vibe coding è un acceleratore potentissimo… da usare nei contesti giusti. Prototipi, side project, sperimentazione.
Per il resto, la tradizione resta fondamentale.

Conclusione

Il vibe coding non sostituirà gli sviluppatori, ma cambierà profondamente il loro ruolo.
È un nuovo modo di creare software: più umano, più naturale, più creativo.

Non importa se sei un coder esperto o un curioso alla prima esperienza:
descrivi la tua idea, l’AI farà il resto.
E questo, oggi, è davvero rivoluzionario.

Fonti

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